Pubblico qui sotto un testo pronunciato nel luglio 2007 all'Aspen Institute dal mio amico e maestro Saverio Vertone. Il tema del seminario era: politica e antipolitica. Si tratta di pagine di straordinaria attualità, frutto dell'intelletto acuminato e sfolgorante di Vertone. Leggetelo: vi sarà utile.
twitter @enzocarnazza
ANARCHIA TOTALITARIA
Per
il natale 2006 “Time” magazine elegge tutti quanti noi, popolo indifferenziato
del mondo, a personaggi dell’anno, grazie allo specchio in copertina che
rimanda l’immagine di chi lo guarda, con in più, stampato a caratteri cubitali,
il pronome personale: you, vale a dire tu, voi, noi, chiunque.
Su
“Repubblica” del 18 dicembre 2006 Ilvo Diamanti avvia un editoriale sul dissenso
come atteggiamento politico universale definendo il nostro sistema “una
democrazia senza consenso”.
La
democrazia rappresentativa sta dunque scomparendo? Si direbbe di sì, visto che
lo stesso “Time” dichiara che il pubblico non tollera più gli intermediari,e
cioè i suoi rappresentanti politici, compresi gli intermediari
dell’informazione, e cioè i giornalisti , e che decide da solo cosa pensare ,
testa per testa, rendendo noto il suo pensiero su Internet, dove trova quello
di altri milioni di liberi pensatori come lui?
Questo
rifiuto dell’intermediazione ricorda la rivoluzione protestante ed è forse il
suo ultimo atto, applicato alla politica, dove si manifesta la successione
travolgente di unisoni dissonanti che producono una singolare mescolanza di
conformismo e di disordine. Ora, dal conformismo in genere ci si aspetta
l’ordine totalitario, e dalla libertà assoluta l’originalità e l’anarchia.
Succede invece il contrario. Dal basso si formano ondate di imitazione spontaneamente coatta e dunque una forma di
totalitarismo che non ha bisogno di dittatori,
e che pur mutando costantemente le sue osservanze d’obbligo, e dunque
nutrendosi di ricorrenti fremiti anarchici, resta, volta a volta, ferreo e
cementificato. Sicché, non di democrazia diretta si dovrebbe parlare ma di
totalitarismo diretto o meglio di anarchia totalitaria.
Basta
guardarsi nello specchio di “Time” per non credere alla democrazia diretta, che
sale dal basso. Perché dal basso salgono ondate successive di conformismi
feroci, non meno totalitari nonostante
le continue varianti che li avvicendano e non meno anarchici e disordinati
malgrado la plumbea uniformità che li domina.
Ma
quella “anarchia totalitaria” che si produce spontaneamente dal basso
attraverso Internet generando insieme disordine e conformismo, è in qualche
modo la premessa di un péndent simmetrico. Infatti, a ben guardare, negli
strati alti della società, vale a dire nelle caverne di Eolo dalle quali si
sprigionano i venti impetuosi del mercato globale,si profila una sorta
di”totalitarismo anarchico”, iperbole rovesciata dell’ ”anarchia
totalitaria”,che sfrutta per i suoi obbiettivi finanziari proprio il disordine
intermittente e i conformismi alterni che sorgono dal basso.
Sono
iperboli ( ma, come i cannocchiali, le iperboli possono servire a far vedere
ciò che non si vede ad occhio nudo). In ogni caso, qualcosa di strano sta in
effetti succedendo ai lati estremi della società. Lo provano se non altro, le
gioiose messe funebri sulla politica che da un po’ di tempo vengono celebrate
su riviste e giornali. Secondo Michele Brambilla del “Giornale”, ad esempio, la
politica, non importa se buona o cattiva, è stata finalmente sepolta e
sostituita dall’etica e cioè dalle preoccupazioni pubbliche per l’eutanasia, il
matrimonio tra omosessuali, i Pacs, le
Ong, giù giù fino al mal di denti, mio, tuo o vostro, e alle liti tra vicini di
casa.
La
cosa più singolare di questo giudizio è però un’altra. Infatti, assieme alla
fine della politica, Brambilla annuncia la sparizione dei residuati sessantottini, impliciti nell’emblematico
slogan “Il privato è politico”. Si
sarebbe potuto aggiungere anche un'altra celebre massima:”L’utero è mio e lo
gestisco io”, prezioso scrigno linguistico che equiparava l’apparato genitale
femminile a una tabaccheria o a un supermercato ( ai quali si attribuiscono in
genere problemi di gestione), ma sarebbe un’osservazione secondaria. Più
importante è invece notare come Brambilla non si sia accorto che nella realtà è
avvenuto esattamente il contrario di quel che ha detto. Perché i dibattiti
pubblici e parlamentari sui Pacs, l’eutanasia, la gestione dell’utero ecc.,
sono appunto la realizzazione puntuale dello slogan che lui ha dato per morto.
Diventando politico, il privato ha cacciato dalla cultura pubblica gli aspetti
sociali profondi, legati ai grandi interessi collettivi e al destino comune,
sostituendoli appunto con un rivestimento etico che ha coperto tutto sotto la
casistica dei dolori e delle aspirazioni individuali. Ed è proprio attraverso
il Sessantotto che la sinistra di costume si è mangiata la sinistra sociale,
inaugurando un nuovo radicalismo, talvolta sommato al precedente. Non si è
ancora mangiata tutta la politica, ovviamente. Ma, se si tiene conto che la
destra ne ha trangugiato gran parte, vale la pena suonare l’allarme e, senza
credere troppo al “Time”,capire il processo prima che si chiuda sulla nostra
testa…
Saverio
Vertone

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