C'è un antico libro di Roland Barthes, forse ancora pubblicato da
Einaudi, che mi sentirei di consigliare a chi cercasse di capire il linguaggio
dei grillini. Li chiamerò così, grillini,
e non Movimento 5 Stelle, per un motivo che chiarirò fra poco.
Il titolo del libro è Sistema della moda. Colpisce certo l'accuratezza
chirurgica con la quale sono scovati e descritti gli apparati linguistici che
costituiscono il significato dei capi di abbigliamento, ma c'è dell'altro. C'è
il linguaggio, e prima ancora il
lessico, irrimediabilmente totalitario della moda.
Che cosa fa in modo che un cappellino per le corse sia
effettivamente tale? E un abito da sera, per quale misterioso motivo non
sarebbe adatto alla prima colazione?
Il totalitarismo del lessico si
esprime nella ripetizione ossessiva che vale per certe parole e nel divieto assoluto di utilizzarne altre. E' un universo circoscritto, definito dall'esterno
da una divinità nascosta. E' così. Quel cappellino è per le corse e non c'è al mondo nessuno che
possa sospettarne un uso diverso. Punto.
Colpisce l'analogia con quel che
accade dentro il linguaggio imposto dai grillini. E' così rigoroso, questo linguaggio, da
indurre i leader a rifiutare interviste e confronti. Sbaglia chi pensa che
tutto possa ridursi al disprezzo per la stampa. La questione è più radicale:
solo nella comunicazione unidirezionale possono esercitare il monopolio
lessicale di cui si sono impadroniti.
Per questo accade che rifiutino
per se stessi la qualifica di grillini, pretendendo che si usi l'espressione
parlamentari, o elettori, o militanti del Movimento 5 Stelle.
Per questo, allo stesso modo, impongono ai loro avversari nomi sprezzanti
quali Gargamella (Bersani), Pd-l (per il Parito Democratico). A ogni oggetto
una didascalia. Ma sono loro a scriverla.
Solo la direzione del museo degli
orrori può decidere chi è orribile e chi no.
Accade così che i media, privati
della possibilità di portare Grillo e i suoi adepti su un terreno espressivo meno desertificato,
accettino le norme del linguaggio
imposte dall'esterno. Per educazione e rispetto molto di noi sono tentati di
accettare quelle regole del gioco. Ma se si osserva il carattere totalitario di
quelle regole, se si considera il tentativo di spingerci tutti in un universo
simbolico concentrazionario, sarebbe salutare avvertire l'istinto di sottrarsi a una forma di
totalitarismo tanto più pericolosa in quanto esibita in nome della libertà.
E quindi, per quanto mi riguarda,
li chiamerò grillini. Ribellarsi è
giusto. Mai come contro questa setta che promette povertà per tutti.
Corretto, stringato ma completo. Condivido l'analisi e invito altri a trarne ulteriori, implicite conseguenze sia nella comunicazione che nell'azione politica. Grazie, Enzo.
RispondiEliminaGrazie, cercherò di essere all'altezza... :-)
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