All'inizio
era il pilum, un pesante giavellotto
che costituiva l'arma tattica più importante delle legioni romane. Lungo 2,74
metri, non aveva una gittata superiore ai 30 metri, ma era decisivo nella preparazione dello scontro ravvicinato. Il pilum
infatti non serviva a colpire il soldato nemico, ma doveva conficcarsi con
forza nello strumento di difesa più diffuso dell'antichità, lo scudo,
rendendolo inservibile. A quel punto le prime linee del fronte avverso erano
alla mercè della seconda arma della fanteria romana: il gladium, una spada corta che non veniva usata di taglio, ma di
punta, come fosse un grosso coltello.
La
combinazione pilum-gladium venne
perfezionata con Caio Mario con una riforma che modificò la composizione e
l'organizzazione tattica della legione romana.
Il
pilum rappresentò per secoli, prima e
dopo di Mario, l'arma caratteristica
dell'esercito Romano. Un vantaggio
tattico che si traduceva quasi sempre in un beneficio strategico.
Il
problema militare non è cambiato, nel corso dei secoli: come neutralizzare le
armi di difesa del nemico per esporle più facilmente al nostro attacco.
Abbiamo
tutti nella mente la telecronaca dei conflitti contro l'Iraq di Saddam Hussein.
Settimane di bombardamento per colpire i centri di comando e controllo; poi si
isolano le batterie antiaeree e si colpiscono i blindati. Solo a quel punto si
dà il via alle operazioni di terra.
Ora,
il trasferimento del lessico militare ad altri importanti settori della
competizione civile può aiutarci a capire quel che è avvenuto in questi mesi,
giacché l'affermazione secondo la quale La
strategia di Grillo è tutta marketing, è del tutto infeconda se si trascura quella che la precede logicamente: il marketing mutua dalla guerra e dalla
macchina bellica il linguaggio e il modo di agire. Semplificando:
La strategia di Grillo è una strategia militare, che utilizza sia nel campo della
comunicazione sia nel modo di agire politico modelli ampiamente ispirati allo
stato di guerra.
L'esempio del pilum serve a
decifrare la strategia di comunicazione utilizzata da Beppe Grillo nel corso
dell'ultima campagna elettorale.
A
posteriori, si può dire che per i guru
della Casaleggio i temi erano due: come neutralizzare gli attacchi della stampa
e dei mezzi di informazione (lo scudo
dell'establishment); come trarre
insegnamento dagli errori dell'altro outsider
per eccellenza della politica italiana: Silvio Berlusconi. Giacché la
ricorrente squalifica dei media (comunisti)
utilizzata dal Pdl era immancabilmente vanificata dal gioco di sponda delle
testate estere. Capezzone può
impunemente sostenere che La Repubblica sia un giornale comunista, ma è difficile immaginare che lo possa dire anche dell'Economist.
Da
qui nasce la strategia di comunicazione: bombardare e squalificare i media
italiani, tagliando al tempo stesso quelle
linee con la stampa estera che potevano rifornire giornali e televisioni
nazionali di materie prime assai preziose: la credibilità, l'attendibilità,
l'autorevolezza.
Per
questo, mentre Grillo rifiuta di partecipare alle tavole rotonde televisive,
non si sottrae ma sollecita le interviste alla TV svedese. Per questo, proprio nei giorni in cui viene inseguito da
cronisti trafelati, il comico si concede serenamente alle più importanti
testate del globo. Per questo fa coincidere i toni aspri all'interno con le
tranquille previsioni apocalittiche che
riserva agli inviati tedeschi. Il nemico mediatico è al tappeto. Non funziona più quel rimbalzo fra Repubblica
e El Pais che tanto rendeva con Berlusconi: la linea di comunicazione è sbriciolata. Anzi, funziona a rovescio. Se i giornali
italiani vogliono dar conto di Grillo sono obbligati ad attingere a due sole
fonti: il blog e le dichiarazioni rilasciate all'estero.
Una
salva di pila trafigge gli scudi
dell'informazione. La credibilità autoprodotta è sgretolata da insulti
perentori cui non si replica; quella importata è bloccata alla frontiera. Zittiti giornali e televisioni, Gribbels (copywright by Giuliano Ferrara), procede alle
operazioni di terra con lo Tsunami tour.
A
poco serve rilevare che in trenta giorni di campagna elettorale riesce a
rovesciare sulle piazze più falsità di tutti gli altri leader messi
assieme. L'anatema scagliato sulla
stampa sterilizza i rilievi critici, classificati a loro volta come espedienti di giornalisti al
soldo delle banche.
Una
meticolosa condotta napoleonica, imperniata sul blog, vero centro di comando e
controllo, e sulla costruzione di un impenetrabile scudo difensivo che utilizza
come materia prima i rifiuti delle protezioni altrui. Scienza e genio fusi in
un'arma che si è rivelata micidiale soprattutto perché... nessuno ha avuto
occhi per vederla.
Una
strategia, quella di Gribbels, che si è
via dipanata per mesi senza che nessuno provasse non dico a contrastarla, ma
almeno a decifrarla. Il risultato politico
è sotto gli occhi di tutti. Ma è su un altro effetto che occorrerà riflettere. Perché se con
Berlusconi la comunicazione diventa funzione della politica, con Grillo si
compie un salto definitivo: la politica diventa una funzione della comunicazione.
twitter @enzocarnazza
Se l'Italia è al 57° posto per libertà d'informazione, dietro Botswana e Niger, io delle domande me le porrei. Un'informazione polarizzata da due uniche forze politiche ipocrite, burlesche, pseudo-liberali, che da anni agiscono in un duopolio alla Cournot.
RispondiEliminaGrillo ha sempre detto di essere un cittadino con l'elmetto, e parlare di operazione pilum è semplicemente corretto! Solo che questa salva di "pila" non trafigge l'"informazione", trafigge i giornalai. L'informazione è trafitta da anni, con una lancia nel deretano mentre è piegata a novanta. E' in coma.
http://demagogolo.blogspot.it
Non credo sia così. Grillo non risponde MAI nel merito delle critiche: squalifica a priori il criticante.
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